Dire, fare, baciare… personal branding

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Una domanda. Vieni a giocare con noi? Noi, sarei io e le altre mie 4/5 personalità con cui convivo in questo condominio di idee.

Potrebbero essere le gemelline qui sopra però dai, è stata una giornatina pesantina e allora facciamo che rimane il condominio. Fattene una ragione.

Sì, ma niente sconti. Siamo cattive lo stesso, solo senza spargimenti di sangue e la colonna sonora di questo gioco la scegli tu.

Quindi niente triciclo e corridoio da panico, nessuna stanza all’Overlook Hotel.

Il gioco di oggi è “dire, fare, baciare, …”, capito quale? Se non hai capito non possiamo essere amici, ma posso essere tollerante solo perché il tuo personal brand se lo merita.

Da bambini succedeva che eri lì fuori con altri amici e poi uno ti chiamava, ti guardava dritto e diceva: scegli! Ah, che gioco sopraffino quello di scegliersi la propria penitenza senza sapere cosa ti sarebbe toccato. Ah, quanto ricorda l’aprire la partita iva!

E via, freelancers all’ascolto questo gioco è per voi/noi.

DIRE: rispondi alla domanda imbarazzante

Chi sei? Sì, e che due ravioli (ho usato “ravioli” per tenere un tono elegante) tutti fanno questa domanda e adesso l’ho posta qui pure io!

OK.

Possiamo fare un passo avanti, senza sbuffi vari? Grazie. Lo facciamo perché il senso è capire chi sei davvero.

Non cosa scrivi nella bio. Non cosa racconti ai clienti. Non cosa dici a LinkedIn.

Chi sei quando nessuno ti guarda, quando togli tutto quello che “suona bene”?

Chi sei, se non puoi usare la parola “esperto di”, “aiuto le persone a”, “ho lavorato con”?

Senza filtri, senza il curriculum, senza il sorriso vuoto di chi stringe la mano ma già non si ricorda più il nome della mano che tiene. Senza cercare di sembrare interessante.

💬 Domandina scomodina: se ti togli il job title e il gergo tecnico, resta qualcosa che parli di te?

Dilla brutta e dilla male se ti viene così, ma dilla che più vera non si può. Sennò che penitenza è?!

FARE: metti alla prova la tua coerenza

Se hai fatto, bene si sale un po’. Hai detto chi sei e ora lo dimostri.

Alla fine anche Jack Torrance, in fondo, diceva di essere uno scrittore, ma la sua opera coincideva con una sola frase e sappiamo tutti che di tante cose che poteva essere lo scrittore proprio no. Giusto per capirci, la sua opera era tutta questa qua:

All work and no play makes Jack a dull boy.

Ma se sei rimasto impantanato su pagine fatte così, sappi che ti sono vicina e capisco. Ci saranno giorni migliori.

💡 Sfida concreta: raccontati, mostrati. Puoi usare un tuo progetto e partire da lì, ma non arrivare al più classico dei casi studio da portfolio che poi scende il sipario e la noia. Non arrivare al risultato, mostra il tuo “chi sei” nel processo: facci vedere la scelta difficile, l’errore utile, l’intuizione improvvisa, i puntini che avevi e come li hai uniti, e se non li hai uniti raccontaci poi cosa ne hai fatto.

⚠️ Nota bene: nel personal branding, le intenzioni non fanno curriculum. I fatti, sì.

BACIARE: mastering the fine art of farsi ricordare

Non prendiamo questo capitolo alla lettera, o meglio non dovrebbe servire.

Nessuno bacia nessuno per personal branding, corretto?

Nel gioco da bambini era il momento di massimo imbarazzo, questo era l’unico ricordo che la memoria metteva da parte. Mani sudate, salivazione a zero.

Nel personal branding superi l’imbarazzo e vai avanti fino al punto in cui decidi se lasciare il segno o passare inosservato, come un bacio stampo.

Le tue parole accendono qualcosa o restano educatamente invisibili?

La tua voce arriva? O si perde nel rumore? I fatti di prima si fanno sentire?

Chi ti legge, cosa sente e cosa pensa? “Ok, bello, ma oggi ne ho già letti altri tre così”? Male, sei un bacio stampo.

💡 Riflessione: esporsi è rischioso e non piace mai tanto, ma voler piacere a tutti ed essere nella zona tiepida è il modo più veloce per essere dimenticati.

Scegli le tue parole, quelle diverse dagli altri, scegli anche le parole che non vuoi dire e poi giocaci con verità e coerenza. Alla fine sono le tue e questo deve capirsi.

Chi resta impresso, di solito non era quello perfetto da manuale, era quello più vero. Baci pure.

LETTERA: scrivi il tuo manifesto

Nel gioco era una lettera segreta. Nel personal branding è il messaggio che deve arrivare chiaro e forte, anche quando tu non sei nella stanza.

Non è uno slogan. È la tua voce che prende posizione.

  • Cosa difendi?
  • Cosa sfidi?
  • Cosa vuoi cambiare nel tuo settore, nel tuo mercato, nel modo di lavorare?

💌 Letterina: scrivi al tuo pubblico una storia che inizia più o meno così “Oggi devo dire una cosa, la cosa è che … ” e poi porti fuori te stesso e la tua posizione.

Se hai qualcosa da dire, dillo ora, o il tuo silenzio parlerà al posto tuo.

TESTAMENTO: esci dalla stanza, ma resti nella testa

Non come un brutto sogno, non nel senso inquietante che Wendy ha vissuto insomma, ma in quello che tante volte abbiamo letto qui sopra e che pare sia di Jeff Bezos:

il brand è ciò che le persone dicono di te quando esci dalla stanza.

E allora, tu cosa lasceresti nell’aria, una volta uscito dalla stanza?

Un’idea che torna in mente? Un metodo che gli altri iniziano a usare? Una frase che ti assomiglia? Resta qualcosa dopo che hai parlato? Se domani sparissi da LinkedIn, chi ti nominerebbe? E perché?

Pensaci. È un buon modo per iniziare a costruire memoria più che visibilità.

Vuoi giocare ancora? Dimmelo, io questo gioco lo prendo molto sul serio

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